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Autore Messaggio
stimeex
Uomo dei cartonati
Uomo dei cartonati


Registrato: 01/10/06 22:04
Messaggi: 51416
Località: Nel paes dei orp fa bela figura el sguersh!

MessaggioInviato: Mar Set 22, 2026 4:07 pm    Oggetto: Rispondi citando

Doc Lester 1975 ha scritto:
I tempi dell'era di Toninelli? MAGARI Pray

Per una volta siamo d'accordo! Laughing Laughing Laughing
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La vita è fatta di scelte. Di alcune ci pentiamo, di altre siamo fieri. Siamo quelli che decidiamo di essere.
Graham Brown.

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Puro Veleno
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Registrato: 20/01/10 14:25
Messaggi: 23865
Località: Dolomiti Bellunesi

MessaggioInviato: Ven Ott 09, 2026 12:25 pm    Oggetto: Rispondi citando

Walter Maddenbrook ha scritto:
Non c'è nulla dello Zagor che abbiamo conosciuto con Nolitta, del suo stile, della sua grammatica.

Posto qui perché più che parlare della storia specifica mi interessa la questione “identitaria” dello Zagor che leggiamo mensilmente.
Claudio Nizzi ha più volte ricordato in diverse interviste che quando Sergio Bonelli gli consegnò di fatto il ruolo di sceneggiatore principe su Tex si raccomandò che tenesse in considerazione le storie scritte da suo padre (GLB) e non tanto le sue. Riconoscendo, di fatto, che le sue erano sui generis, diciamo così.
Non conta il fatto se poi Nizzi abbia scritto, tutto sommato, alla sua maniera privilegiando magari aspetti come il giallo che invece GLB lasciava ai margini.
Conta che Sergio Bonelli capiva chiaramente che il personaggio funzionava meglio se rimaneva nel solco del creatore. E aveva più presa sui lettori (più o meno storici).
Domanda: i curatori Boselli e Burattini su Zagor si raccomandavano che gli sceneggiatori aggiunti cercassero di rimanere nei canoni nolittiani o li lasciavano scrivere come cavolo volevano?
Ma poi, anche ammesso che lo sceneggiatore “aggiunto” garantisse di aver letto gli Zagor nolittiani, la domanda giusta da fargli sarebbe: “Hai compreso lo spirito nolittiano?”
Intendendo “hai capito come agisce Zagor, come pensa Zagor, come si muove Zagor?”
“Sei entrato in empatia con il suo universo?”
Fammelo vedere con una sceneggiatura.
Ecco, lì si vede se uno pensa che basti inventare dei mostri e prenderli a mazzate. Se basti sbattere il protagonista in un contesto avventuroso e ignoto facendolo agire senza un attimo di riflessione personale (vedi invece lo Zagor palombaro in fondo all’oceano che si stupisce del mondo che incontra, cifr. Zagor #97) come un automa decerebrato.
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wakopa
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Registrato: 05/08/09 15:15
Messaggi: 23026

MessaggioInviato: Ven Ott 09, 2026 2:54 pm    Oggetto: Rispondi citando

Puro Veleno ha scritto:


Non conta il fatto se poi Nizzi abbia scritto, tutto sommato, alla sua maniera privilegiando magari aspetti come il giallo che invece GLB lasciava ai margini.

Domanda: i curatori Boselli e Burattini su Zagor si raccomandavano che gli sceneggiatori aggiunti cercassero di rimanere nei canoni nolittiani o li lasciavano scrivere come cavolo volevano?
Ma poi, anche ammesso che lo sceneggiatore “aggiunto” garantisse di aver letto gli Zagor nolittiani, la domanda giusta da fargli sarebbe: “Hai compreso lo spirito nolittiano?”

se nizzi e il burat indugiavano sul giallo, e' gia' una prova che dei personaggi non avessero capito proprio tutto;
il secondo ha lasciato persino smacchiettizzare batterton Shocked
figuriamoci lo sceneggiatore aggiunto cosa potesse dunque cogliere dello spirito nolittiano Rolling Eyes
ne e' una prova l'ultima fatica(per noi)di giusfredi , adagiato lungo un solco (quello boselliano)anch'esso molto lontano dal suddetto spirito.
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Walter Maddenbrook
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Registrato: 17/11/03 14:25
Messaggi: 6014
Località: Massa

MessaggioInviato: Ven Ott 09, 2026 3:48 pm    Oggetto: Rispondi citando

Per ora dico che sono molto d'accordo con te, PV, poi approfondirò.
_________________
"Ahh, mò te ne pidjh' più sol' che Paperino, ma anc'.... Sagòr!"
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Ivan
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Registrato: 05/05/14 21:04
Messaggi: 1228

MessaggioInviato: Ven Ott 09, 2026 6:49 pm    Oggetto: Rispondi citando

Puro Veleno ha scritto:
Walter Maddenbrook ha scritto:
Non c'è nulla dello Zagor che abbiamo conosciuto con Nolitta, del suo stile, della sua grammatica.

[...] Domanda: i curatori Boselli e Burattini su Zagor si raccomandavano che gli sceneggiatori aggiunti cercassero di rimanere nei canoni nolittiani o li lasciavano scrivere come cavolo volevano?
Ma poi, anche ammesso che lo sceneggiatore “aggiunto” garantisse di aver letto gli Zagor nolittiani, la domanda giusta da fargli sarebbe: “Hai compreso lo spirito nolittiano?” Intendendo “hai capito come agisce Zagor, come pensa Zagor, come si muove Zagor? Sei entrato in empatia con il suo universo?” Fammelo vedere con una sceneggiatura.
Ecco, lì si vede se uno pensa che basti inventare dei mostri e prenderli a mazzate. Se basti sbattere il protagonista in un contesto avventuroso e ignoto facendolo agire senza un attimo di riflessione personale come un automa decerebrato.

Quanto mi scoccia dover trattare di nuovo queste tematiche. Le propongo da anni, e non sono mai servite a niente – come presumo non serviranno a niente neppure stavolta; i destinatari sono sordi e ciechi, macchinisti che hanno condotto il treno-Zagor su un binario morto, e cascasse il mondo se ammettono di aver imbroccato la strada sbagliata. Brick wall
Ma tant'è; Repetita Juventus, come direbbe il nostro Simon (del quale mi piacerebbe conoscere l'opinione in merito, essendo un comprovato scrittore simil-nolittiano). Rolling Eyes

====================

Nel descrivere l'allontanamento degli autori moderni dal modo di scrivere di Nolitta, Walter ha usato un termine: EQUIVOCO.
E infatti secondo me proprio di equivoco si tratta. Un abbaglio nell'approcciarsi a Zagor come se fosse un qualsiasi altro fumetto.

Provo a spiegarmi citando Doc:
Zagor è il fumetto italiano più difficile da scrivere.
Concordo. Ed è il più difficile perchè, a differenza di un fumetto "normale", qui non basta semplicemente rispettarne le linee-guida generali (il "Cosa" raccontare), bensì bisogna anche riprodurne lo STILE NARRATIVO (il "Come" raccontare).
E' questa la causa, a monte, della sensazione di inadeguatezza di molte storie apparse sulla collana, che pur rispettando i canoni del personaggio e basandosi magari su un buon soggetto, trasmettono comunque ai lettori storici una sensazione di estraneità allo Zagor che conoscevano.

Purtroppo a quasi tutti gli autori post-nolittiani è sfuggito un dettaglio fondamentale, ovvero che Zagor è un contenitore di GENERI, non di STILI.
Questo equivoco sta alla base del fallimento su Zagor di molti autori, alcuni pure rinomati (Castelli, Sclavi, Canzio...mica gli ultimi arrivati, eh!)
Infatti ciò che ha reso grande Zagor non sono le impostazioni di base del personaggio (abbastanza ridicole, proprio da fumetto per bambini anni '60), e neanche i generi trattati sulla collana, bensì...le incantevoli doti di narratore di Nolitta. Il suo STILE, appunto.

Scrivendo Zagor con uno stile diverso da quello di Nolitta, si rischia una clamorosa deragliata. Sono rare le storie ben riuscite se raccontate con uno stile non-nolittiano, devono proprio contare su un soggetto eccezionale; la maggior parte delle altre risultebbero magari buone storie su una collana più predisposta ad ospitare stili narrativi variegati (tipo Dylan Dog), ma su Zagor provocano la netta sensazione che con Zagor – il "vero" Zagor – c'entrano assai poco. Think

Ora; non ho dubbi che tutti gli autori moderni abbiano letto lo Zagor di Nolitta (e ci mancherebbe altro), ma una cosa è leggere Nolitta, un'altra cosa è saperne riprodurre lo stile.
E' una questione di sensibilità letteraria. Io non so quale sia il background di Giusfredi (o di Testi, o di Fantelli, etc), magari ha scritto libri di narrativa, e questo è già un vantaggio rispetto al partire da zero...solo che scrivere un fumetto è molto diverso dallo scrivere un romanzo.
Il Fumetto ha dei propri codici, un proprio linguaggio, una propria tecnica espositiva. Puoi essere pure Ernest Hemingway, ma se decidi di scrivere un fumetto, devi prenderti il compito di impararne le grandi differenze da un testo in prosa (viceversa, sei come un pilota di Formula 1 che vuole provare a guidare un aereoplano pensando che sia più o meno la stessa cosa).
Se poi come primo test ti cimenti subito con "il fumetto italiano più difficile da scrivere"...beh, allora vai proprio a sbatterci il naso. Pray

Gli esempi di epic fail di scrittori buoni (altrove) ma impreparati a destreggiarsi con Zagor, sono lì da vedere. Ognuno faccia i nomi che crede, ma potrà riconoscere che la causa del loro fallimento non sta in una carenza di idee o in incapacità professionale, bensì nel non aver compreso (e quindi incorporato) il particolare stile narrativo con cui il fumetto Zagor deve essere realizzato per poter davvero essere chiamato "Zagor".


Puro Veleno ha scritto:
...vedi invece lo Zagor palombaro in fondo all’oceano che si stupisce del mondo che incontra.

Curioso che citi proprio la scena-simbolo dello stile nolittiano, PV.
La riporto per intero:







Azione? ZERO. Sembra incredibile, ma...Zagor passeggia e basta. Per 5 pagine. Eppure...
...Beh, qui dovrei ripetermi per la decima volta sul come Nolitta riesce a trascinare il lettore nella testa di Zagor, a fargli vivere il suo senso di meraviglia e stupore di fronte a quel mondo del tutto nuovo. E tutto questo facendo accadere...assolutamente NULLA. Pura magia del cantastorie. Applause

Ora; si ha un bel dire che "in fase di soggetto oggi una scena simile sarebbe stata eliminata" poiché non c'è azione e non è nemmeno utile allo sviluppo della trama; come minimo uno scontro con una piovra gigante o un merluzzo mannaro ce lo devi ficcare dentro, altrimenti "il lettore si scogliona" (secondo loro sarebbe questo che ci "scogliona"). Pray

E ciò conduce alla domanda da 1 milione di albi:
Che concetto hanno gli autori/curatori/editori di Zagor del "lettore" di Zagor?
Poiché a giudicare da certa roba che ci propinano pensando che ne siamo soddisfatti, non direi che ne hanno un concetto molto rispettoso. Think
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Kramer76
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MessaggioInviato: Sab Ott 10, 2026 8:40 am    Oggetto: Rispondi citando

Ivan ha scritto:
il nostro Simon essendo un comprovato scrittore simil-nolittiano


per la serie cantarsela e suonarsela, uabbuò io la chiuderei qui, ma...dr. velè comunque, a prescindere dalla presunta negligenza di questo o di quel curatore, la storia del cartonato giusfredi la definirei una "tempesta perfetta": si sono incontrati il boselli più controverso, di cui giusfredi si ritiene (a torto) l'erede, e una certa linea editoriale la stessa del team up con flash, dell'odissea nel tempo, dello zagor americano di rubini, eccetera che vorrebbe avvicinare zagor sempre più al mondo dei comics...

che anche per me è sbagliato e decreterà la morte di zagor, tuttavia neanche si può stare a sentire chi dice "non mi è mai piaciuta il terrore dal mare" perché sarebbe come se io andassi nel topic di oceano e dicessi "non mi è mai piaciuta questa storia" giustamente prenderei gli schiaffi...
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Ivan
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MessaggioInviato: Sab Ott 10, 2026 10:49 am    Oggetto: Rispondi citando

Supermikele, non so se le hai lette, comunque le storie di Simon comprovano che ha una scrittura simil-nolittiana. Ebbene?
(btw: Non si capisce se sei serio o sei solo in vena di supercazzole contemascettiane.) Think Rolling Eyes
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MessaggioInviato: Sab Ott 10, 2026 8:08 pm    Oggetto: Rispondi citando

I agree with Ivan.
Concerning Kramer: you have critics more severe than those but now you say the contrary?
In french : deux poids deux mesures, you can translate.
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MessaggioInviato: Dom Ott 11, 2026 7:59 am    Oggetto: Rispondi citando

Puro Veleno ha scritto:
...Posto qui perché più che parlare della storia specifica mi interessa la questione “identitaria” dello Zagor che leggiamo mensilmente.
Claudio Nizzi ha più volte ricordato in diverse interviste che quando Sergio Bonelli gli consegnò di fatto il ruolo di sceneggiatore principe su Tex si raccomandò che tenesse in considerazione le storie scritte da suo padre (GLB) e non tanto le sue. Riconoscendo, di fatto, che le sue erano sui generis, diciamo così.
Non conta il fatto se poi Nizzi abbia scritto, tutto sommato, alla sua maniera privilegiando magari aspetti come il giallo che invece GLB lasciava ai margini.
Conta che Sergio Bonelli capiva chiaramente che il personaggio funzionava meglio se rimaneva nel solco del creatore. E aveva più presa sui lettori (più o meno storici)....


Qualche considerazione alla luce dell'interessante post del dottor Veleno, di cui riprendo uno stralcio.

1. Legittime le preoccupazioni di Nolitta che il nuovo sceneggiatore principe di Tex (C. Nizzi) si mantenesse nel solco della tradizione GLBonelliana. Curioso, però, che il primo a discostarsene sia stato proprio lui, con storie memorabili come "Caccia all'uomo", "Cheyenne Club", "Il solitario del West", "Gli uomini giaguaro", in cui lo sviluppo della trama e, soprattutto, la figura di Tex, sono molto differenti dagli standard di GLB.

2. Certamente Nizzi ha poi scritto, almeno in parte, alla sua maniera. E le sue storie migliori, per me, sono proprio quelle che meno si avvicinano ai canoni tradizionali: "La tigre nera-1", "La miniera del terrore" e "Gli spiriti del deserto" possono nel complesso essere considerati dei "gialli", con misteri da risolvere, sicuramente più nelle corde nizziane. "Furia Rossa", capolavoro assoluto, la vedo più vicina all'ispirazione nolittiana.

3. Tutto questo per dire che ci sono, sia su Tex sia su Zagor, storie bellissime che escono, in misura differente beninteso, dagli schemi tradizionali, mentre ci sono storie pallosissime che rispettano gli standard. Quello che fa la differenza fra una bella o una brutta storia rimangono l'ispirazione e la creatività dello sceneggiatore che, come sappiamo, può variare grandemente nel corso del tempo. Ma, questo, è ben noto a tutti. Smile
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Puro Veleno
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MessaggioInviato: Dom Ott 11, 2026 9:36 am    Oggetto: Rispondi citando

kanoxen60 ha scritto:
Curioso, però, che il primo a discostarsene sia stato proprio lui, con storie memorabili come "Caccia all'uomo", "Cheyenne Club", "Il solitario del West", "Gli uomini giaguaro", in cui lo sviluppo della trama e, soprattutto, la figura di Tex, sono molto differenti dagli standard di GLB.

Guido Nolitta era soprattutto l’EDITORE e quindi poteva permettersi di scrivere storie di Tex come era capace e come più gli piaceva, inseguendo il proprio stile.
Certo, aveva anche l’intelligenza di non esagerare e di fermarsi quando o Decio Canzio o suo padre stesso gli dicevano di non gradire qualcosa.
Vedi famosa sequenza tagliata nella quale Tex metteva ko a suon di pugni un Kit Carson nervoso (cifr. Il segno di Cruzado, Tex #243).
In seguito l’editore aveva giustamente a cuore che la gallina dalle uova d’oro campasse il più a lungo possibile.
Nulla di strano quindi che cercasse con altri sceneggiatori di mantenere prudentemente la testata nella rotta tracciata da GLB senza mandarla sulle secche per alzate d’ingegno alla ricerca di colpi ad effetto.
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